Skizofrènia

"non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"
mercoledì, 06 maggio 2009

poesia è/e vita

IMPROVVISAMENTE...

E poi cambia tutto, scatta un incastro e tutto si ordina, e non sai nemmeno come o quando, ti ritrovi con il lavoro fatto.

Le fessure del tuo dolore si riempiono e tutti i pezzetti tornano insieme.

E ne sei sopraffatto.

Le definizioni cedono, i discorsi non reggono, le parole si dileguano, ma è tutto lì, solo che non ha una forma e non riesce ad uscire.

E fa male.

Come tutto ciò che fatica ad uscire, siano gioia o lacrime, quando fatica fa male, infatti gioia e dolore si mescolano e si torcono e si dibattono.

Ma tutto resta. Resta questo tutto.

Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita
quasi folata in una stanza chiusa
a festeggiarti, bene tanto atteso,
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.

Il pigolìo così che assorda il bosco
al nascere dell’alba, ammutolisce
quando sull’orizzonte balza il sole.

Ma te la mia inqietitudine cercava
quando ragazzo
nella notte d’estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
che non sapevo, m’affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che, come l’acqua all’orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,

l’ore deserte, quando s’avanzavan
puerilmente le mie labbra d’uomo
da sé, per desiderio di baciare…

(Camillo Sbarbaro)

postato da: skizofrenic alle ore 12:41 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: poesia è/e vita
lunedì, 06 aprile 2009

 

 

"L'orror, la crudeltà, la tema, il lutto,

van d'intorno scorrendo, e in varia imago

vincitrice la Morte errar per tutto"

(Tasso)

 

Vedere gente in fila difronte a bagni improvvisati, con in mano carta rimediata, vestita di panni rimediati, che riceve in fila manciate di biscotti e bicchieri di latte, in fila sotto gli ombrelli, addormentati in stanzoni insieme a sconosciuti, dando le spalle all'imbarazzo.

Nel 2009.


Come durante la guerra nei Balcani,

come in campi nomadi che stano sotto casa ma che, chissà perchè ci sembrano lontani,

come in posti che riteniamo spazialmente e temporalmente altri.

Qui.

Sotto casa.

In Abruzzo.

Gente come noi, che fino a l'altro ieri faceva una doccia al giorno, si cambiava la biancheria quotidianamente, si pettinava davanti a uno specchio, telefonava e navigava su internet, aveva pudore nel mostrarsi in pigiama, in ciabatte o in disordine, ora denudata in diretta di tutta la fragilità dei più elementari bisogni.

 

Gente costretta ad allungare le mani per una manciata di biscotti.

A mostrarsi mentre mangia più avidamente di quanto vorrebbe una razione rimediata guardandosi intorno con sospetto come qualsiasi altro animale.

 

"Dal sonno alla morte è picciol varco"

disse Tasso e infatti...

 

..."Tale è lo stato mortale" ...formiche, cade una mela dall'albero ed ecco...

 


"Or tutto intorno una ruina involve

ove tu siedi o fior gentile

e quasi i danni altrui commiserando

al ciel di dolcissimo odor mandi un profumo

che il deserto consola"

(Leopardi, La Ginestra)

postato da: skizofrenic alle ore 14:41 | link | commenti | commenti
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lunedì, 23 marzo 2009

poesia è/e vita

You, wind of March

 

Sei la vita e la morte.

Sei venuta di marzo

sulla terra nuda ‒

il tuo brivido dura.

Sangue di primavera

‒ anemone o nube ‒

il tuo passo leggero

ha violato la terra.

Ricomincia il dolore.

 

Il tuo passo leggero

ha riaperto il dolore.

Era fredda la terra

sotto povero cielo,

era immobile e chiusa

in un torpido sogno,

come chi piú non soffre.

Anche il gelo era dolce

dentro il cuore profondo.

Tra la vita e la morte

la speranza taceva.

Ora ha una voce e un sangue

ogni cosa che vive.

Ora la terra e il cielo sono

un brivido forte,

la speranza li torce,

li sconvolge il mattino,

li sommerge il tuo passo,

il tuo fiato d'aurora.

Sangue di primavera,

tutta la terra trema

di un antico tremore.

 

Hai riaperto il dolore.

Sei la vita e la morte.

Sopra la terra nuda

sei passata leggera

come rondine o nube,

il torrente del cuore

si è ridestato e irrompe

e si specchia nel cielo

e rispecchia le cose ‒

e le cose, nel cielo e nel cuore

soffrono e si contorcono

nell'attesa di te.

È il mattino, è l'aurora,

sangue di primavera,

tu hai violato la terra.

La speranza si torce,

e ti attende ti chiama.

Sei la vita e la morte.

Il tuo passo è leggero.

25 marzo '50

(Cesare Pavese)

postato da: skizofrenic alle ore 15:41 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: poesia è/e vita
domenica, 15 marzo 2009



...e il naufragar m'è dolce in questo mar...
...MA S'FFOGASSE!!!!!!



E va bene lo confesso:

ne ho ufficialmente le palle piene di essere single.

Ecco, l'ho detto.

Solo che è un casino, sì cioè, come si fa? Nel senso... boh il sesso si rimedia alla fine, volendo... sfiga a parte... il problema è che... ebbene, sì via cadiamo nella retorica più mera e più nera, il-sesso-fine-a-se-stesso-non-basta, il sessosenzamore labottaevia e pure, ma sì crepi l'avarizia, labottaevia reiterata, non bastano.

Ma il problema è trovare tutto* (o quasi) quello di cui si ha bisogno senza far fuggire a gambe levate le potenziali "dolci metà".

__________________
*Affetto, Stima, Comprensione, Vicinanza, Consolazione, Comunicazione, Corrispondenza d'amorosi sensi,
Quand il me prend dans ces bras il me parle tu bas je vois la vie en rose.....
__________________________

Se ti fai vedere che cerchi la storia,

a) la gente si spaventa
b) ti esponi al rischio di vedere in loro quello che cerchi anche se non c'è.

Il cervello fa brutti scherzi, hai voglia te di dirgli "zitto!" ma lui nulla....

"lo sguardo fruga d'intorno, la mente indaga, accorda disunisce"

...cerchi una persona che ti capisca?
Ed ecco che
la tua testa,
stordita dai suoi bisogni
presa a calci dal vuoto,
dalla solitudine
o da quello che è...


ti porta a vedere nel primo essere pensante che ti rivolge più di qualche frase e con il quale scopri di avere in comune qualche particolare di vita la tua potenzaile metà perduta.
"Ah davvero pure a te piace il cinema?? Ma non mi dire... E, ma davvero, pure te hai una madre apprensiva e un padre assente?? Ma guarda..."

E continui a visualizzare...

Ah maledetta immaginazione!!!

"io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura
e mi sovvien l'eterno..."


...e allora

Affogati Immaginazione!!!!
Nel tuo mare di stronzate!!!!!!!

Affogati nei film che ci proietti di continuo nel cervello
nel mare di sòle che ci tiri e di ca##ate che ci fai fare!!!!!




postato da: skizofrenic alle ore 10:13 | link | commenti (3) | commenti (3)
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sabato, 14 marzo 2009

MI SONO FATTO DA SOLO
(una storia italiana)

Erano gli anni 50, andavo alla Standa insieme a mammà,
mi apparve un angelo e disse: “Tuo tutto questo un bel giorno sarà!”

Tornato a casa, nel bagno, ebbi un altro segno del Fato creator:
La mano prese lo spunto e mi trovai unto da Nostro Signor

Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo,
ma non disdegno la nave, ricordo soave della gioventù
Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo,
mi sono fatto i cartelli con tutti i capelli che ormai non ho più

Anni sessanta moderni: allestivo gli esterni del mio kolossal,
ma, con cinque o sei palazzine, non potevo neanche comprarmi la Spall
Sui ponti delle crociere passavo le sere a cantar “La vie en rose”,
Marcello, sotto la coppola, diceva: “Minchia; jè nostra ‘sta ccos!”
Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo…

Il Murator Venerabile disse: “Sei abile, vieni tra i miei!
Ecco il cappuccio e la tesseranumero uno-otto-uno-sei”
Poi anni di truffe, di inganni e indicibili affanni, ma niente di ché:
davo una mano a Bettino, ospitavo mafiosi e pagavo lacchè
Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo,
ma non schifo il motoscafo,
da cui mangio a sbafo, facendo l’off shore
Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo,
mi sono fatto sei reticon trucchi e decreti da grande editor!

Regalo immagini e suoni e tutti mi tengo buoni,

ho dato un posto importante ad ogni brigante che mente per me
Mi son comprato un paese di gente che fa le spese,
e va al lavoro contenta, sognando villazze e pensioni da re…

Ed ora che sono il padrone di questa nazione e comando il vapor,
ho sistemato i miei conti e c’è un branco di tonti che mi crede ancor
se dico che…

Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo…

(http://www.lafamigliarossi.com/home.asp
http://www.youtube.com/watch?v=6YwfYxzmIzM)

postato da: skizofrenic alle ore 12:59 | link | commenti | commenti
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sabato, 28 febbraio 2009




 



Andare a pezzi e tornare insieme


Una delle paure più primitive, insite nella natura umana fin dall'inizio.      

Cadere e andare a pezzi, è questo che spaventa tanto i bambini che         gattonano e che muovono i primi passi ed è per questo che l'abbraccio     della mamma, il sentirsi di nuovo coesi, uniti, non dispersi e spezzettati, li rassicura.                                                                                                                                                                                       
Così il dolore, ci spacca, si parla di cuori spezzati, di sentirsi a pezzi,         scissi, dilacerati, questo è il dolore, frantumarsi e disperdersi,
essere invasi dal nulla, sentire il vuoto che entra tra pezzi che ci componevano, sentirsi sciogliere, disfare nell dolore.                                                               
                 

                                                                                                 
Ed ecco, il potere di un abbraccio, un gesto solo per assicurarsi di esistere ancora e tornare insieme.



Ma il dolore, il dolore che spezza, che schianta, che strappa brandelli dal cuore...

...deve trovarli i brandelli da strappare
 


C'è il dolore che ti precipita addosso e quello che invece si fa anticipare da presagi.
Come il calore e la luce di un fuoco ti avvertono che se ti avvicini troppo ti brucerai.
Ci sono situazioni che si preannunciano foriere di dolore e sta a noi evitarle o affrontarle.

O renderci il più possibile impermeabili.
                                                                                                                                                   


 
postato da: skizofrenic alle ore 16:32 | link | commenti (1) | commenti (1)
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sabato, 14 febbraio 2009



Il Vuoto.


E' quello il problema, lo sento salire, emergere, arrivare allo stomaco e alla gola come un nodo doloroso e un peso oppressivo, come un incubo  proprio nel senso etimologico del termine.
E' silenzio, è incomprensione, è incomunicabilità, è freddezza, è solitudine.
E' la voce che vorrebbe uscire ma soffoca, sono mille mila cose da dire che però restano non dette, e fanno a botte dentro il cervello creando un gran casino, come la follia latente di Orlando che è un liquido in un'ampolla con il collo troppo stretto che può usicre solo goccia a goccia o farla esplodere.

E' come il 'tu'' della poesia di Montale, con cui si è interrotta la comunicazione, con cui si cerca disperatamente di parlare ma che resta separato in una dimensione altra, in uno spazio di incomprensibilità con cui non è possibile instaurare un contatto.


CAN YOU HEAR ME?

I dream stronger hands
I dream to go away
Bring my plan and stay

I'm so low
Can you hear me?

I need to find this game
I need to understand
And I feel so cold
Cause I'm empty like a stone

(Rezophonic)
postato da: skizofrenic alle ore 22:52 | link | commenti (4) | commenti (4)
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sabato, 14 febbraio 2009



E San Valentino ci sorprese scoprendosi METAL e con PINO SCOTTO che salta sul palco benedicendo la folla manco fosse Razzinghe'.

Senza dubbio alcuno MAI SA VALENTINO INIZIò IN MODO + ALTERNATIVO

IL MIGLIOR inizio di S. Valentino della mia intera esistenza!!!

FUCK YOU VALENTINE!!!
(E QUI IMMAGIATE LINGUE DI FUORI, FACCE SPIRITATE, RISA SATANICHE E MANI CHE FANNO LE CORNA)

E TU, MUORI FOTTUTO PENNUTO!!
(e qui visualizzate POLLON CHE SPACCA UNA CHITARRA SULLA TESTA DI EROS)


Lode al progetto REZOPHONIC
 


 




 
postato da: skizofrenic alle ore 11:41 | link | commenti (1) | commenti (1)
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domenica, 08 febbraio 2009

poesia è/e vita

' L'amore non permette a nessuno che è amato di non riamare '

...

Eheheheh bella cazzata!

Sì peccato che è la traduzione di qul famoso verso del V dell'inferno che tutti citano (nella maggior parte dei casi senza conoscerne il significato)
"Amor, ch'a nullo amato amar perdona".


Eh già.

E Dante, il padre della lingua italiana, uno dei più grandi geni chel'umnaità abbia conosciuto e conoscerà, avrebbe detto sta bischerata?

No infatti.

L'ha detta Francesca.

Fracesca da Rimini, portatrice di questa teoria dell'Amor cortese, forza invincibile a cui è inutile opporsi, quasi malattia, offuscamento dell'anima e delle sue facoltà...

Da lì in poi 6 secoli di "Servitium Amoris"
di innamorati e di nemiche-amanti,
di amanti che muoiono d'amore per "non amanti amate", per ninfe fuggitive che li disprezzano, irragiungibili signore feudali
...


E oggi c'è Raffaele Morelli che dice, "ma no, ma guarda che se ti fa soffrire mica è amore, mica vale la pena!!"

E io dico, beh mica serviva morelli...

bastava "la canzone dell'amore perduto"...

"l'amore che strappa i capelliè perduto ormai", ù
perchè è vero mi è sucesso, lo so;
quando ami ma la storia è sbagliata lo senti mentre la vivi.
te ne accorgi, solo che magatri fai finta di nulla e vai avanti lo stesso dicendo "e va beh tanto stare male per stare male preferisco starci male e viverla"

Il punto è che aveva ragione Tasso:
fa male ma lo viviamo lo stesso,
è malattia e medicina,
medicina e veleno

ma ci inebria.


"Ahi crudo Amor che ugualmente n'ancide
l'assenzio e il miel che tu tra noi dispensi
e d'ogni tempo ugualmente mortali
vengon da te le medicine e i mali"



postato da: skizofrenic alle ore 10:18 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: poesia è/e vita, ragiono per isfogar la mente
martedì, 30 dicembre 2008

Recensioni

Erri De Luca, In nome della Madre, Feltrinelli, Milano, 2008.

 

Di Maria non si dice molto nei Vangeli a parte che è stata miracolosamente fecondata e che ha partorito da sola. Altrettanto miracolosamente.

Come l’Iliade non parla della guerra di Troia ma di un singolo evento, di durata molto più breve (cinque giorni dell'ira di Achille su dieci anni di guerra) che tuttavia determinerà una serie di eventi e contesti ad esso connessi, così  questo libro non parla di Maria e della sua vita ma dell’inizio della vita in lei. Dal momento del concepimento alla nascita del figlio di Dio, nascita che, paradossalmente segna la fine della storia, senza soffermarsi sull’uno né sull’altro ma solo su di lei come portatrice e “recipiente” dell’evento.

Come dice lo stesso autore nella quarta di copertina (di suo pugno come in molti dei suoi libri) in nome del Padre  inaugura il segno della Croce  ma in nome della madre inaugura la vita. Il padre ha deciso la nascita e ha determinato lo svolgersi dei fatti, la madre è portatrice e matrice della vita: del suo concepimento del suo crescere e maturare fino al distacco, e questo solo la madre racconta e questo lei sola, e non Dio, può raccontare.

Non di cosa è avvenuto prima o di cosa avverrà poi, già noto, ma di cosa avviene durante parla il libro, con la voce stessa di Maria. Il maestrale di marzo la feconda, come tante creature nel mito e nella leggenda (come la dea della Notte depone l'uovo da cui nascerà Eros, fecondata dal vento) nel silenzio, nell’immobilità, senza nemmeno stropicciare l’orlo della veste si compie il prodigio della maternità. È il motore immobile.

Maria tace. Non ha paura, non si scompone, anche quando narra l’evento a Giuseppe resta in piedi ben ferma, diritta, perfettamente calma.

Il silenzio della donna, il miracolo tutto interno e intimo si contrappone alla necessità di parole, conoscenza, spiegazioni, leggi, teorie, soluzioni, tipico degli uomini.

Nella donna la vita, sboccia, fiorisce, la donna è sfiorata e fecondata, nel chiuso della sua casa, nel chiuso del suo corpo, nel caldo, nel silenzio si compie il miracolo, fuori è il freddo, il deserto, il clamore, l’assemblea, Giuseppe che cerca di aggirare la legge che vuole lapidare l'adultera, che si oppone al vilaggio volendola sposare ugualmente come vergine, i pettegolezzi delle donne, il censimento, il viaggio. Dentro è quiete e gioia, la donna è vaso d’argilla, è pienezza, comunione con Dio.

Maria è innamorata di Giuseppe, ha voglia di abbracciarlo per la tenerezza che le dimostra, è una giovane sposa che mette a posto con una carezza i capelli del marito.

Maria è piena della grazia divina, della “dote dei profeti” come le spiega il suo sposo, della capacità di affrontare il mondo con leggerezza e senza sforzo e che sparge sui chi le sta accanto.

La gravidanza tuttavia è un evento, con uno svolgimento e una fine, è crescita non solo del bambino ma anche della madre che passa dall’iniziale stato di pura gioia e leggerezza simile alla fanciullezza ad una maturità fatta di crescenti paura e realismo man mano che ci si avvicina alla fine, cioè alla nascita, la conclusione dello stato di comunione con il figlio-Dio, il distacco, la maturazione della consapevolezza che quel figlio è destinato ad altro e non è per lei.

Qui il patto con Dio, la preghiera di lasciarlo solo per lei almeno finché non sarà uomo, almeno fino all’alba del nuovo giorno.

postato da: skizofrenic alle ore 09:25 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: recensioni

Chi sono

Utente: skizofrenic
"come un cane nella pioggia felice per le strade di quasi Natale, freddo quel tanto che basta, nessuno da salutare" Istruzioni per l’uso del blog: in questo blog parlo di me. Me è costituito da varie personalità che nascono e si presentano o mi dano la possibilità di leggere nella loro mente o di descrivere dall’esterno il mondo in cui vivono (nascita della personalità di oggi, personalità di oggi, esplorazione di personalità, appropriazione di personalità). Esiste comunque qualcosa di certo, l’unità nella varietà, qualcosa che accomuna tutti (chi sono veramente). Esiste sempre una logica ,a tutto c’è una spiegazione e un’interpretazione e spesso fornisco chiavi di lettura (chiavi, pillole di saggezza).

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