leggerezza
sarà la consegna effettuata di tutto il materiale necessario alla domanda di perfezionamento in normale, sarà l'eliminazione del fardello delle scadenze e dei termini burocratici, la fine delle file agli sportelli, delle corse agli uffici prima che chiudano, dello scrivi-correggi-stampa-rilega...
sarà che ora davvero c'è un po' di tregua all'orizzonte...
saranno le parole ricevute...
sarà losvegliarsi perchè qualcuno per strada fischietta "hanno ucciso l'uomo ragno"...
ma mi sento come nella canzone del liga:
"leggero, nel vestito migliore, senza andata nè ritorno, senza destinazione...
leggero, nel vestito migliore, sulla testa un po' di sole ed in bocca una canzone..."
"ANCHE UN CUOCO PUò ESSERE UTILE IN UNA BUFERA ANCHE IN MEZZO A UN NAUFRAGIO SI DEVE MANGIARE" (Francesco De Gregori)
ovvero
DOLCI LIBANESI
Anche da qui ne vedo di sguardi, ne annuso di stati d'animo, ne assaggio di sentimenti.
Il mondo ci passa dalla mia cucina, è lui che non lo sa.
ü
I pezzi di giornale che avvolgono le uova che mi mandano dalla campagna, la radio della mia vicina di casa, il vento, i camerieri, i lavapiatti, tutti mi portano notizie, ognuno porta qui da me il suo pezzetto di mondo e io posso riimpastalo colmando le lacune come posso, come si riaggiusta la pasta frolla stesa o si ricoprono le magagne con lo zucchero a velo.
Oggi sono arrivate lacrime per le case abbandonate di un villaggio lontano da cui si staccano fette di cemento come fette di pane mentre il pane manca e non manca la fame.
S
L'acqua scorre sulle teglie incrostate e il sapone non basta a cancellare il dolore per una casa lontana che forse non c'è più.
La vedo il dolore e sento il suo odore, un odore triste di mandorle amare che avvelena il cuore, lo ascolto mentre l'acqua scroscia interrotta dal movimento dello strofinio della spugna sulla teglia e penso a tutta quell'acqua che potrebbe dissetare, innaffiare, lavare e invece intorbidisce ammala, a volte sommerge; e penso a tutto quel pane che mi ingegno in tanti modi di riutilizzare per non buttarlo via.
Io sono qui nella mia cucina e vorrei tanto poter preparare pane elfico che nutre per giorni e dura per mesi ma posso solo nutrire e far nutrire e spiegare a chi viene e va come utilizzare cosa e come conservare cosa.
Io posso essere solo io.
Intanto preparo caffè e mamool; il dolore richiede calore e compagnia.
CONVERSAZIONI POST LAUREA
1 "...è stato fantastico! Solo te potevi iniziare la discussione con vorrei puntualizzare! "
ì
2 "...allora cosa mi sono perso alla festa?"
å
3"...guarda, te lo dico da amica, ... prenditi una vacanza!"
I
Ansia
M
ISRAELE
LIBANO
AFGHANISTAN
INTERVENTO ARMATO
ATTENTATI
TZUNAMI
PARTITO DEI PEDOFILI IN OLANDA
lo stress
il concorso per il dottorato
l'estate
la desolazione
l'abbandono
AIUTOOOOOO!!!!!
h
„
MOHAMMED
"nasce l'uomo a fatica ed è rischio di morte il nascimento
prova pena e tormento per prima cosa
e in sul principio stesso la madre e il genitor
il prende a consolar dell'esser nato"
Lo stomaco è un nodo doloroso.
Respirare è faticoso come portare una valigia in salita.
Il corpo è stanco come dopoo una giornata di lavoro estenuante, come dopo una camminata sotto il sole di agosto, come dopo una giornata in coda allo sportello dell'ufficio immigrazione, anche se niente lo ha veramente affaticato.
Dormire?
Domanda ormai solo retorica.
Dieci gocce, solo dieci; il padrone non se ne accorgerà di cert; i suoi figli sono distratti e non ci faranno caso; prima a lui, così mi lascerà in pace "almeno la notte" come ha detto il dottore, e dieci a me.
Dieci gocce in pace.
Dieci gocce di pace speriamo; sembra una pubblicità, il titolo di una canzone, di un'illusione.
Chissà se prima o poi la scienza troverà quell'interruttore.
Una breve pressione per avere la pace.
Il cervello che si spegne e si riavvia.
Chissà.
E non ci sarebbero più mia madre serva di una famiglia inglese per la mia fetta di fututo migliore, io servo presso i loro amici italiani "intanto comincia che poi non si sa mai", la mia laurea in letteratura inglese che attende desolata, il mio viaggio al buio verso un avvenire che ancora non vedo.
Intanto la testa inizia a sprofondare nel cuscino, le palpebre ad appesantirsi, lo stomaco viene lentamente invaso da una lieve sensazione di calore che anestetizza il nodo inestinguibile; il corpo si fa macigno e aderisce al materasso...
morire, dormire, forse sognare.
Magari
Ñ
IN MEMORIA
Si chiamava
Moammed Sceab
Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perchè non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome
Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè
E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono
L'ho accompagnato
insieme alla padrona dell'albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa
Riposa
nel camposanto d'Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera
E forse io solo
so ancora
che visse
(Giuseppe Ungaretti)
J
Solitudine,
sradicamento,
silenzio,
assenza di comunicazione di alternative e di vie di uscita.
Capita d'estate.
õ
NON SONO SOLO I CANI A RISCHIARE
"e oggi parlano ai cani per sentirsi più buoni"
Pisa, venerdì 14 luglio 2006, h 21,00
BREVE INCURSIONE DI LUCIA.
Luce
musica
colori,
breve sogno ma a lungo vissuto.
La felicità è un attimo agognato che ripaga molte amarezze
Ma è pur sempre un attimo.
6
"agli occhi sei barlume che vacilla
al piede teso ghiaccio che s'incrina"
Pisa, 14 luglio 2006
GIOIAGAUDIOTRIPUDIO:
JJJ
"Visto il curriculum del candidato e l'esito dell'esame di laurea
per i poteri conferiti dalla legge io la proclamo
DOTTORE MAGISTRALE
IN LINGUA E LETTERATURA ITALIANA
con la votazione di
11O SU 110"
SONO UN
SUPER DOTTORE!!!!!
YAHOOO!!!
CAMPIONI
DEL
MONDOOOOOO!!!!
OOO
"e quando ancor piangendo per l'emozione tu,
cantando 'Fratelli d'Italia' gridasti: 'Non ti lascio più'
e la violenza con la quale mi abbracciasti un giorno
un giorno in cui non conoscevo questo rosa in ferno"
(Lucio Battisti, Questo inferno rosa", 1973)q
uando ancor piangendo per l'emozione tu
cantando "Fratelli d'Italia" gridasti:"io non ti lascio più"
e la violenza con la quale mi abbracciasti un giorno,
un giorno quando non conoscevo questo rosa inferno.
E quando ancor piangendo per l'emozione tu
cantando "Fratelli d'Italia" gridasti:"io non ti lascio più"
e la violenza con la quale mi abbracciasti un giorno,
un giorno quando non conoscevo questo rosa inferno.
LEGGETE LEGGETE LEGGETE
&
LETTERATURA ITALIANA
Lia Levi, Il mondo è cominciato da un pezzo, Roma, Edizioni e/o, 2005.
Lo stile c’è; e non è certo un dato trascurabile coi tempi che corrono.
C’è anche un uso personale del linguaggio e una storia con diversi motivi di originalità.
La storia è narrata in prima persona della protagonista, la quarantenne Beatrice che perde improvvisamente il lavoro che aveva occupato per quindici anni buona parte della sua vita e del suo mondo.
Lo stile è colloquiale; è quello di chi racconta ad un amico che non vede da molto tempo gli ultimi eventi della propria vita; uno stile fatto di imperfetto, trapassato prossimo e presente storico, i tempi tipici della narrazione, quelli che sembrano preparare l’ascoltatore ad un evento o a narrarlo in modo vivo e partecipe come se stesse accadendo sotto i nostri occhi. Si vedano ad esempio l’incipit: Mi trovavo in un pomeriggio di lavoro come tutti gli altri. Ogni tanto mi sorprendevo a guardare dalla parte di Magda […]. È stato mentre guardavo […] che ho perso il mio lavoro. È entrato Saverio […]e ha detto: “Ragazzi! Siamo fuori” […], in cui l’azione principale, quella momentanea, puntale, improvvisa, della perdita del lavoro espressa dal passato prossimo è preparata da tutte quelle precedenti all’imperfetto, azioni lente, che si protraggono per un tempo indefinito.
L’azione inoltre è spesso interrotta da molti incisi e digressioni o “sentenze” al presente, tipiche anch’esse della narrazione. Sempre nell’incipit: mi sorprendevo a guardare dalla parte di Magda. Capita con le persone che conosci troppo. Ti irriti per delle stupidaggini. […] [Magda] si veste sempre con gonne al ginocchio, calze incolore e mocassini a mezzo tacco […].
Molti e lunghi i discorsi indiretti, come quando si raccontano parole altrui; i discorsi diretti invece sono pochi, per lo più brevi, limitati a frasi particolarmente significative, quelle di cui, quando raccontiamo ci ricordiamo con più facilità e che ci teniamo a citare testualmente per rendere l’idea dell’accaduto a chi non era presente. I discorsi diretti sono limitati cioè ai luoghi più significativi della narrazione, quelli più vivaci o più sentiti, come la descrizione della scenata fatta da un collega della quale, raccontando, si ricorda con gusto del pettegolezzo ogni singola battuta e ogni gesto, o della rispostaccia della figlia che ci ha colpito particolarmente con la cui citazione testuale volgiamo comunicare a chi ci ascolta tutta la nostra indignazione.
Molte le “spie” colloquiali; gli “insomma”, gli “e allora”, i “beh”, le interrogative retoriche o le vere e proprie domande all’interlocutore (succede così […] no?; ma cche problemi aveva?; ma come è potutto succedere?).
Stile colloquiale dunque, ma senza eccessi, senza lasciare mai il piano letterario, senza invadere il campo del flusso di coscienza o della pura descrizione.
Il personaggio principale è abbastanza ben delineato; di lei ci vengono fornite via via, in modo non troppo artificioso, le informazioni necessarie a farci un’idea del suo passato (non si verifica cioè quello che accade in molti pessimi libri o film, in cui per darci conto della storia di un personaggio lo stesso personaggio la narra, come se avesse bisogno di un ripasso, o due personaggi si raccontano la storia di un terzo, in modo del tutto insensato ed innaturale come se non la conoscessero già).
Di lei conosciamo la condizione attuale grazie all’inizio in medias res, e, di certo, dalle sue stesse parole possiamo intuire il suo temperamento; quello di chi ironizza ma soffre, convive con il suo senso pratico e la sua autoironia che la portano a sdrammatizzare ma lascia trapelare il suo dolore.
Temperamento solo apparentemente banale.
Alcuni degli altri personaggi invece sono un po’ troppo abbozzati oppure le loro vicende rimangono come sospese, poco chiarite, insipide e per questo quasi ridondanti; come la storia parallela di Veronica, la figlia della protagonista, di Matteo, il marito, di Saverio, il collega; vicende che devono necessariamente rimanere in secondo piano, ma che uno scrittore di grande talento avrebbe di certo saputo arricchire di quei pochi tratti capaci di renderle originali.
Più precisi i ritratti della madre, del fratello, della collega Magda, anche se a volte un po’ troppo macchiettistici.
La storia, quella di un licenziamento, della scoperta di una figlia cresciuta anche senza la presenza costante della madre, di un matrimonio in crisi, della pesantezza dell’inutilità, ha qualche originalità nel finale, annunciato dalla quarta di copertina (della quale tuttavia non ci si deve fidare molto; infatti annuncia ad esempio un doppio innamoramento di Saverio per Beatrice e Magda che invece non compare) che però arriva troppo tardi e si conclude troppo in fretta.
La parte intermedia, quella cioè tra la delineazione della situazione iniziale e sua graduale risoluzione, si prolunga in modo indefinito e spesso insipido.
L’originalità della vicenda sta appunto nel finale e nel recupero da parte della protagonista della dimensione materna; una condizione rivendicata come vittoriosa nonostante sia stata fino a quel momento rifiutata per quella più moderna e indipendente di lavoratrice.
Ad una lettura più attenta appare che la dimensione della maternità era in realtà latente, nascosto, l’atteggiamento nei confronti del lavoro era infatti in qualche modo “materno”.
Nel finale si giunge ad un rovesciamento, alla formulazione di un nuovo tipo di maternità, rivista e corretta rispetto a quello tradizionale; una maternità privata dei dolori del parto e delle fatiche dei primissimi anni di vita del bambino, facilitata, che si è presa qualche vantaggio scegliendosi un bambino già bell’e nato e cresciuto quanto basta e soprattutto tardiva, che permette alla madre di prendersi del tempo per vivere indipendentemente la sua vita per ricominciare insieme alla sua nuova creatura a scoprire il mondo che era cominciato senza che lei se ne accorgesse.
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LEGGETE LEGGETE LEGGETE