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ma perchè anche nei momenti belli resta questa sottile malinconia che ti fa avvertire un'assenza?
qualcosa manca o qualcosa ti impedisce di sfiorare la felicità, seppure effimera pur sempre tangibile.
un velo la copre e tu non puoi raggiungerla e sentirla oppure ti copre e ti impedisce le sensazioni tattili.
un vetro si frappone fra te e lei.
ovatta nelle orecchie.
la felicità è lì, ma non la afferri, non la senti, non la vedi, non del tutto.
SU SPLINDER
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Ma quando si "conosce" qualcuno in questo mondo virtuale, che poi significa finto, irreale, cosa ci colpisce?
La persona (che comunque NON CONOSCIAMO)
O QUELLO CHE PROIETTIAMO SULLA PERSONA?
quello che vediamo in lei
o QUELLO CHE VORREMMO VEDERE E QUINID VEDIAMO?
LEI O QUELLO DI CUI ABBIAMO BISOGNO?
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RETICENZE
Uno dei modi più efficaci per descrivere l'indescrivibile è sempre stato, nella letteratura di tutti i tempi, quella figura retorica detta reticenza.
Quando Dante vede Dio, nel Paradiso della Commedia a cosa può appellarsi per delineare la sua immagine? A niente. Mica c'è stato davvero. Nell'Inferno era facile, tutto era terreno ,materiale mortale, nel Purgatoprio un po' meno, nel Paradiso impossibile. Non si può parlare di qualcosa di intangibile immateriale sovrumano.
E allora che fa?
Non dice.
Semplice.
Evoca sì, dice cose così generali che tutti possono metterci del loro per colmare il non detto, e così essendo completamente soggettiva la descrizione è veramente efficace, ma più che altro, appunto non dice.
E così nella descrizione di Paolo e Francesca: quel giorno più non vi leggemmo avante.
o in quella del Conte Ugolino: più che 'l dolor potè il digiuno
Punto.
E così fece anche Manzoni: la sventurata rispose.
Le descrizioni di manzoni, così famose, così efficaci, proprio perchè dicono poche cose così essenziali da essere insindacabili ma soprattutto perchè non dicono.
Dire troppo complica le cose o le rende innaturali e a volte ridicole.
Ieri: la notte,
à
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il fiume,
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P
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la riva fangosa, i piedi che mal distinguono tra argilla e sabbia, ogni tanto affondano per qualche millimetro nel fango di due giorni di pioggia.
il bisogno di aria.
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Þ
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la sensazione di soffocamento.
il dolore.
la solitudine.
tu che mi passi accanto senza fermarti.
così vicino quasi a sfiorarre le mie spalle ma passi oltre.
eppure i nostri dolori sono così simili.
le nostre solitudini doovrebbero toccarsi.
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C
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tutti soffriamo negli stessi modi e questo dovrebbe avvicinarci.
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ma la solitudine è così egocentrica da credersi sempre l'unica al mondo.
FILM
Maria Antonietta
Certo per quelli della mia generazione viene quasi spontaneo chiedersi dove siano Lady Oscar e la Stella della Senna... ma nel complesso niente male. La protagonista incarna perfettamente l'essenza di una fanciulla fresca e ironica. Niente drammoni per le nozze combinate spesso interpretate dai contemporanei come violenza, niente psicodrammi alla monaca di Monza. Primo punto a favore; uno degli errori più frequenti è guardare allo ieri con gli occhi dell'oggi. La principessina è ubbidiente, trattiene le lacrime e accetta la sottrazione dle cagnolino autriaco, le continue pubbliche svestizioni;è leggera, paziente, accetta di buon grado facendo spallucce anche le cose sgradevoli, chi glielo fa fare di arrabbiarsi. L'affronto della DuBarry (ma come si scrive?), descritto con toni drammatici di pubblica umiliazione in Lady Oscar, qui è vissuto molto più realisticamente con grande disinvoltura. Belle le grandi sintesi, dei grandi fatti storici fatti per immagini; particolarmente quella del cambio del quadro per narrare la morte del terzogenito. Troppo tempo è dedicato, come naturale, alla questione dell'impotenza dele re, ma nel complesso l'eccessiva presenza della questione sessuale non disturba troppo. Troppo breve certo l'accenno all'esito drammatico, che, se non narrato esplicitamente, e anche se ben noto, andava forse rievocato in modo più efficace.
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