CROCIATA CONTRO LA STUPIDITA' 4
Su un numero del "Venerdì di Repubblica" di qualche tempo fa Giorgio Bocca ha scritto un interessante articolo sul DELITTO STUPIDO, non meditato, destinato ad essere subito scoperto, portando come esempi il rapimento di Barbara Vergani e la strage di Erba, alla lista si potrebbe ora aggiungerel'omicidio della mamma in attesa della terza figlia.
Giovenale, nella su VI Satira ("Contro le donne") parla dell'omicidio di Agamennone (quello dell'Iliade) ucciso con un'ascia dalla moglie Clitennestra. Il poeta definisce l'arma del delitto un'arma "stupida" e così il delitto stesso, proprio perche così impossibile da nascondere o anche solo dissimulare (se avveleni uno puoi anche dire "beh gli è preso un colpo, specialmente allora, quando non esisteva CSI... ma segli spacchi la testa con una bipenne non potrai mica dire che è caduto dalle scale...)
CHE FINE HA FATTO
L'EVOLUZIONE??
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FILM
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Neil Jordan, Breakfast on Pluto.
Storia e protagonista sono caratterizzati da originalita` e coerenza. Non e per nulla "la solita storia"; non e` la solita storia di travestiti, ne` la solita storia sull'IRA. Storia personale, storia vera, fantasia, genere biografico e genere narrativo, comico, tragico tragicomico e paradossale sono mescolati in un tutto nuovo e fresco.
La leggerezza e` tutt`altro che banale anche se molto facile al fraintendimento; lo stesso travestitismo molto piu` profondo di quanto si possa pensare. Una metafora della commedia umana in cui spesso si ride per ignorare il dolore e perche` si spera che per l`espressione "rido perche` sono felice" valga la proprieta` commutativa, in cui si assume una maschera per annullare ed esorcizzare un vuoto.
La coerenza del protagonista e` assoluta , ammirevole, disarmante, chiama "dolcezza" anche il poliziotto inglese ad un posto di blocco, pensa alle calze sbrindellate nella devastazione di un post attentato terroristico, persevera nella sua leggerezza anche quando i poliziotti gli spaccano la faccia per estorcere una confessione.
FILM
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La vie en Rose (La mome), Regia: Olivier Dahan.
La vita di Edith Piaf, narrata senza seguire l'ordine cronologico degli avvenimenti; racconto fedele, non edulcorato e non defilippianamente drammatizzato. Una sfigata cronica che se le va anche a cercare, non un'eroina da drammone popolare, un'antidiva senza retorica che conserva la sua componente popolana anche in mezzo ai lussi e ai velluti dell'Olympia ma senza intenti ideologizzanti. Trascurabili le incongruenze, come lei, nata nel 1915, bambina di almeno 5 anni che attende il ritorno del padre dal fronte. Sarebbe stato gradito un riferimento all'italianità per parte materna che invece si riduce alla dichiarazione del secondo nome (Giovanna). menzioni d'onore a parrucchieri e truccatori che sono riusciti nell'ardua impresa di trasformare una bella figliola in una vecchina gobba pelata e artritica, premio coraggio alla suddetta attrice per l'altissimo rischio lapidazione riservato a tutti coloro che osano toccare miti e icone nazionali. Non la farei tanto lunga invece sul fatto che canti lei: canta solo nelle parti in cui viene rappresentata la piaf ancora immatura, per il resto le canzoni, con la voce della piaf vera, restano in sottofondo, più di quanto ci si aspetterebbe, una sola è veramente in primo piano per il suo significato in un punto ben preciso.
Film riservato agli estimatori della suddetta icona, gli altri non si lamentino: è una biografia.
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