30 dicembre 2007.
VIAGGIO PER TRIESTE.
EUROSTAR DA BOLOGNA A MESTRE. (continua)
Che fare? Cercare di contrastare la corsa irrefrenabile degli anni
Signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?
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come la signora vestita da ragazzina?
Che fare? Opporsi al progresso e incarognirsi lodando i bei tempi che furono e rimanere inesorabilmente tagliati fuori, miopi sul mondo, parziali, cocciutamente retrogradi e fatalmente perdenti?
Boh.
Io so che la colonna sonora di questo viaggio per me è stata "Valzer per un amore" di De André (e chi la conosce???) , ma canticchiata mica sparata nelle orecchie da un lettore mp3...
Ma chi canticchia più? La gente mi guardava male...
E chissà quanti la conoscono... un valzer...
un motivo che mi ricorda vagamente Edith Piaf (e chi la conosce???)...
un testo che mi ricorda vagamente Petrarca...
mah...
Però in effetti una macchina fotografica ci vorrebbe...
µ
per questi alberi lanosi di brina...
Il signore accanto a me spiega che negli ultimi giorni qui la temperatura non è mai salita sopra lo zero.
Il bianco intorno.
Con varie tonalità di grigio.
Ma tutto tende al bianco.
Tutto sembra volersi adattare al bianco.
Anche il marrone della terra, non è mica marrone, sembra non voler stonare.
I filari delle viti e gli alberi che le sostengono file di ulivi dai rami ritorti, i solchi tracciano linee. Le grondaie, i fili della luce, rigano il bianco.
Bah, c'è chi fotografa...
e chi mette su carta in altro e più antico modo...
30 dicembre 2007.
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VIAGGIO PER TRIESTE.
EUROSTAR DA BOLOGNA A MESTRE.
Davanti a me c'è una signora, sui 45 direi, minuta, capelli cortissimi e scuri, niente trucco, vestita da ragazzina (jeans a sigaretta, sneakers, maglioncino a coste con cappuccio), che se ne sta in piedi e fa la vocetta stridula e le smorfiette dicendo "sisi" con espressione teatralmente innocente o "non l'avevo sentito il cellulare!" con espressione teatral-fintamente dispiaciuto-colpevole, al marito, l'omone seduto alla mia sinistra.
Fa le parole crociate, in piedi, mentre il marito ha lasciato il posto davanti a lei per un attimo, e con la solita vocetta esulta con striduli "Si!Si!Si" ogni volta che azzecca una definizione.
C'era una ragazza prima, con il cellulare attaccato ad un'orecchio e l'auricolare del lettore mp3 nell'altro. Boh. Io se parlo al telefono e qualcuno mi dice qualcosa non ci capisco più nulla... Anche prima sul treno che mi portava a Bologna c'era un ragazzino che aveva la musica a palla nelle orecchie giocava con quello che ai miei tempi (e mi tocca dirlo) si chiamava videogioco ora non so, e parlava con i genitori... Boh. Forse mi ci vuole un corso apposito.
Poi... "Ai miei tempi" (aridajje ma è così) al massimo c'era il wolkman... con le pile... e dodici canzoni al massimo...
Ora tutto va a batteria.
E una batteria scarica ci getta nel panico.
Il cellulare, il notebook, a macchina digitale, ...il motorino elettrico.... la scopa rotante... poi cos'altro?... Boh forse il vibratore...ad ognuno la sua batteria... un posto per ogni batteria e ogni batteria al suo posto.
Anche i nostri cervelli tra un po'... ma nemmeno fra tanto... anzi già adesso vanno a batterie... quantomeno si scaricano facilente.
Ñ
Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t'attende dalla sera
in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
[
come fa l'io narrante ad affermare con così tanta certezza che la sua intelocutrice non ricorda?
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
Þ
e il suono del tuo riso non è più lieto:
come può "il riso" non essere lieto?
la bussola va impazzita all'avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
la mancanza di lei e del suo riso rendono impossibile la normale misurazione dello spazio e del tempo
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s'addipana.
fin dall'antichità il filo è stato cosiderato etafora della vita (le parche), della comunicazione, della guida (il filo di Arianna), della storia...
Lei non ricorda; la sua memoria però esiste non è compromessa, ma abita in una diversa dimensione temporale
&
Ne tengo ancora un capo;
Lui la ricorda, conserva ancora il suo capo del filo della memoria, della storia, della comunicazione
ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
il ricordo sbiadisce, il tempo no ha pietà
Ne tengo un capo;
ma tu resti sola
per sempre
nè qui respiri nell'oscurità.
Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui?
tra i due mondi
(ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...).
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io
non so chi va e chi resta.
R