Insomma mi deprimo e mi perplimo.
Non so come definire la situazione e soprattutto non so cosa voglio.
Non c'è comunicazione e questo è grave; questo non posso sopportarlo.
C'è la distanza;
R
ma non è quella fisica il problema,
è quella spirituale, morale, mentale, sentimentale quella grave
e che aggrava quella spaziale; è come se allungasse i 500 kilometri che già ci
separano.
K
C'è l'incomunicabilità,
la chiusura,
l'eccessivo controllo sui sentimenti,
Ï
la loro non espressione e dimostrazione
la repressione.
E c'è da capire se è qualcosa di reversibile o no e la spaventevole prospettiva che se è no,
allora non c'è soluzione.
E quello che mi spaventa di più è il mio adattamento alla situazione.
Il controtransfert o come ca##o si chiama,
il mio diventare a mia volta quello che non voglio trovarmi di fronte,
il mio essere, mio malgrado, esente da emozioni, immune dal comunicarle,
ma ahimè inesorabilmente vittima dell'inaridimento
E
sentimental-emozionale.
Questo è il tasto pausa.
Niente emozioni;
poche senzazioni,
e flebili.
Quasi l'incapacità di sentire...