Skizofrènia

"non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"
martedì, 23 settembre 2008

MARCO

"e non capisco perchè poi solo le donne devono credere di avere sti problemi...
e pure io invece.... ecchecca####### ma non è che a me mi garba una donna che se ne va subito dopo senza manco salutare... tipo usa e getta...
Ma io che le dico?? Non si parla nemmeno... in fin dei conti c'è stata subito e va beh... è carina e va beh... ha pure la faccia da brava ragazza e non da tegame... ma non c'è nulla tra noi. Nulla di nulla. E... non lo so se mi sta bene... ma guarad te non l'avrei mai detto... ma non mi sta bene farci solo sesso. E che faccio? Glilo dico? Ma come che manco si parla? Poi.. mi si mette pure e ridere in faccia e mi manda in c####... così manco più quelllo...."
postato da: skizofrenic alle ore 08:45 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: appropriazioni di personalitĂ 
martedì, 23 settembre 2008

MELANIA

"...e mi sento un po' come la protagonista di Minuetto... ma in versione scafata, disillusa, disinteressata. Non come lei che si fa coinvolgere e calpestare ma un po' pure come lui che viene, prende e va senza dire nulla. Eh beh, pur eio in fin dei conti faccio così. Sono lei ma sono pure lui... e questo mi fa pure un po' ridere.

"è un'incognita ogni sera mia, un'attesa pari a un'agonia, tante volte vorrei dirti no ma poi ti guardo e tanta forza non ce l'ho..."

AHAH, io ce l'ho eccome quella forza! E, oggettivamente non mi costerebbe proprio nulla... sì beh perdee un'occasione di fare sesso, ma nemmeno il sesso migliore della mia vita, in un momento in cui pare che il genere maschile non contempli la mia esistenza, ma di questo particolare esemplare e delle sue prestazioni posso veramente fare a meno.

NONO io non sono per nulla TUA-se-lo-vuoi-nellenottipiùchemai... tu non hai, e oso dire NON avrai MAI TUTTA ME setivaperunnotte
NON MI CONOSCI NEMMENO E IO NON CONOSCO TE.. mi son fatta un'idea pessima, TU non sei NULLA perciò NON puoi nemmeno avere STO potere su di me...

"Rinnegare una passione no, ma non posso dirti sempre sì e sentirmi piccola così tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.Troppo cara la felicità per la mia ingenuità.
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore...
"

e ingenuo ci sei te ch emanco ti rendi conto...


Idiota.

"E, meglio di lunedì, accorgersi,
[...]
della BUGIA che sta ALLA BASE DEL MONDO
e in un secondo coglirlo,
spogliato e crudo
IL NULLA"



postato da: skizofrenic alle ore 08:27 | link | commenti | commenti
categorie: appropriazioni di personalitĂ 
domenica, 21 settembre 2008

recensioni


FILM

 Regia: Pupi Avati, Film: Il papà di Giovanna.

Impeccabile la ricostruzione storica, non un particolare fuori posto, non uno scenario, un'atmosfera che non renda perfettamente l'idea del'epoca e del clima.
Perfetta la scelta degli attori e anche solo delle facce.
Il dongiovanni della scuola e la commessa della tabaccheria non sono il bel ragazzo e la bella ragazza di oggi vestiti vintage, ma bellezze considerate tali da quell'epoca non certo da questa.
Nessuno che non sia perfetto per il suo ruolo.
Ezio Greggio nella parte di quello che se la cava sempre perchè ha le mani in pasta dappertutto, di quello capace di raccontarla a tutti,  scelto forse proprio perchè sgamato compare nell'immaginario collettivo.
Francesca Neri starebbe benissimo accanto a lui e invece è la moglie di Michele Casali - Silvio Orlando, ed è evidente quanto non c'entri nulla nè con lui, nè con la situazione nè con la sua stessa figlia.
Peccato che nè il poliziotto Sergio Ghia Greggio nè la bella Delia Francesca Neri abbiano molto spazio.
Parlano e vivono sottovoce.
Mostrano una personalità, ma solo abbozzata, le loro reazioni sembrano ovattate, le loro emozioni frenate, specialmente per quanto riguarda Delia, nelle scene di maggior drammaticità mantengono un ecessivo contegno arrivando solo ad una drammaticità edulcorata a tratti additittura banalizzata (banalizzata rispetto al libro: ad esempio quando rinfaccia al marito di non aver concluso nulla nella vita, nel film lo fa con troppa calma; o quando al cospetto dell'abito della figlia macchiato di sangue si porta la mano davanti alla bocca per non gridare, nel film, banalmente, piange).
Ancor meno risalta la moglie di Sergio, Lella-Serena Grandi poco più che comparsa, mentre nel libro ha un suo ruolo ben definito, di donna bella, paziente, amorevole, materna, tra le cui braccia piange Delia alla notizia dell'arresto della figlia.
Ma forse il silenzio e l'immobilità di Sergio e Delia servono a mettere in luce il movimento e il tormento di Michele e Giovanna.

La storia è la loro storia, di padre e figlia; il padre protagonista attivo, la figlia vittima della storia, che però compensa il suo ruolo minoritario nell'azione con la narrazione in prima persona.
Il loro percorso simbiotico, la loro complicità, la loro unione indissolubile sono perfettamente delineate fin dall'inizio. Evidenti a tutti, anche a chi non ha apprezzato il film. Lei bruttina e “particolare”, diversa, emarginata, lui che cerca di incoraggiarla a vivere. Il sospetto che lo attanaglia, il sollievo e poi la caduta del macigno della tragedia a distruggere la fragile quotidianità.
Il padre che continua ostinatamente ad amare la figlia, ad assecondarla, a guidarla, a comunicare con lei adattando a lei il suo linguaggio e trovando sempre un canale. La madre assente.

La madre è presente con la sua assenza, ma il silenzio sul suo passato, sui suoi discorsi alla figlia, sul suo tentativo frustrato di comunicazione rendono ancora più difficoltosa la decodifica del messaggio finale del film.
Messaggio molto al di sotto della lettera del testo. Sulla comunicazione.



postato da: skizofrenic alle ore 22:24 | link | commenti | commenti
categorie: recensioni
domenica, 21 settembre 2008

chiavi



POST COITUM OMNE ANIMAL TRIESTE EST...

"E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai!
Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu,
il resto di una gioventù che ormai non ho più...
E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malinconia,
ora ammetto che la colpa forse è solo mia,
avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato."

postato da: skizofrenic alle ore 14:49 | link | commenti | commenti
categorie: chiavi, volevo un po di musica
lunedì, 15 settembre 2008

recensioni

Pupi Avati, Il papà di Giovanna, Milano, Mondadori, 2008.

 

Storia narrata da un autore onniscente.

Il protagonista è un padre, un professore, un marito; Michele insegna, educa, protegge, rassicura. Gli altri o vedono come inetto, privo di personalità, sempre accondiscendete; è il tipo che nessuno nota o ricorda, la cui presenza è ininfluente e lui ne è consapevole. Figlio di un pugile che ha inseguito la gloria finendo per fare il fotografo in piazza e per il quale nutriva un’immensa stima per aver vissuto e sfiorato la gloria, allievo dell’Accademia mai diventato artista, compagno di studi di Giorgio Morandi, migliore amico di un dongiovanni, sembra vivere di gloria altrui. Ha conosciuto la moglie guardandola negli occhi mentre posava alla scuola di nudo dell’Accademia, rassicurandola e salvandola dalla miseria con un matrimonio di convenienza. Dopo la nascita della figlia vive per tentare di salvarla dall’infelicità e all’abulia alla quale, replicandolo in tutto, è destinata. Il padre cerca di liberarla dalla sfiducia, dal pessimismo, dal senso di inadeguatezza, dalla consapevolezza dello schifo dell’esistenza.

Giovanna gli somiglia, non è bella, vive in un mondo tutto suo, non ha nulla della madre Delia, che armata di bellezza e femminilità ha afforntato la vita, ne è stata sommersa, ferita, si è salvata solo grazie all’inetto professore di liceo che ha potuto garantirle una quotidianità.

Michele cerca di educare Giovanna alla felicità, Delia, consapevole dei tentativi del marito cerca di privarla delle illusioni di cui crede il padre la nutra e di riportarla alla realtà, spiegandole la difficoltà della vita, la necessità dela sofferenza, l’esistenza della sfortuna. Padre e figlia sono uguali, complici, la madre è diversa, sembra irrimediabilmente lontana da loro.

Michele la crede distante inquanto diversa e migliore, Delia si sente invece esclusa.

Giovanna vive la dilacerazione; la madre bellissima che non manca di affascinare gli uomini che la circondano, che non ama il marito, le ricorda la realtà e le mostra tutto ciò che lei non è e non sarà mai; il padre la illude con la storia dell’intelligenza e del suo potenziale seduttivo, ma rappresenta l’inettitudine del reale.

Giovanna sente la mancanza della madre, della sua vicinanza e del suo affetto. Delia è convinta che la figlia non voglia farsi amare e si sente esclusa dalla complicità che la lega al padre.

Michele è inconsapecole di tutto, delle sofferenze della moglie e della figlia.

Crede veramente che Giovanna sia solo quello che lui vuole che sia, fragile, ingenua, bisognosa di lui, che Delia sia bella e migliore di lui.

Finchè la tragedia precipita sulla famiglia e fa emergere la verità.

Giovanna cade vittima del suo mondo e della dilacerazione.

La verità emerge dolorosamente ma lentamente. Ci vogliono anni.

Solo dopo un lungo processo di riconoscimento e accettazione della verità, di decostruizione dell’illusione di Michele di conoscere tutto della figlia e della moglie, dopo il crollo della sua certezza di essere la causa del male, si può tornare a costruire una vera comunicazione, anche tra madre e figlia.

 

 

postato da: skizofrenic alle ore 10:11 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: recensioni
giovedì, 04 settembre 2008



...è strano come guardando una foto tutto sembri più bello di come è stato....

..un po' come nel ricordo...

...magari se la guardo ancora un po' mi convinco di essere felice....
postato da: skizofrenic alle ore 20:37 | link | commenti (2) | commenti (2)
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Chi sono

Utente: skizofrenic
"come un cane nella pioggia felice per le strade di quasi Natale, freddo quel tanto che basta, nessuno da salutare" Istruzioni per l’uso del blog: in questo blog parlo di me. Me è costituito da varie personalità che nascono e si presentano o mi dano la possibilità di leggere nella loro mente o di descrivere dall’esterno il mondo in cui vivono (nascita della personalità di oggi, personalità di oggi, esplorazione di personalità, appropriazione di personalità). Esiste comunque qualcosa di certo, l’unità nella varietà, qualcosa che accomuna tutti (chi sono veramente). Esiste sempre una logica ,a tutto c’è una spiegazione e un’interpretazione e spesso fornisco chiavi di lettura (chiavi, pillole di saggezza).

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