Skizofrènia

"non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe"
martedì, 30 dicembre 2008

Recensioni

Erri De Luca, In nome della Madre, Feltrinelli, Milano, 2008.

 

Di Maria non si dice molto nei Vangeli a parte che è stata miracolosamente fecondata e che ha partorito da sola. Altrettanto miracolosamente.

Come l’Iliade non parla della guerra di Troia ma di un singolo evento, di durata molto più breve (cinque giorni dell'ira di Achille su dieci anni di guerra) che tuttavia determinerà una serie di eventi e contesti ad esso connessi, così  questo libro non parla di Maria e della sua vita ma dell’inizio della vita in lei. Dal momento del concepimento alla nascita del figlio di Dio, nascita che, paradossalmente segna la fine della storia, senza soffermarsi sull’uno né sull’altro ma solo su di lei come portatrice e “recipiente” dell’evento.

Come dice lo stesso autore nella quarta di copertina (di suo pugno come in molti dei suoi libri) in nome del Padre  inaugura il segno della Croce  ma in nome della madre inaugura la vita. Il padre ha deciso la nascita e ha determinato lo svolgersi dei fatti, la madre è portatrice e matrice della vita: del suo concepimento del suo crescere e maturare fino al distacco, e questo solo la madre racconta e questo lei sola, e non Dio, può raccontare.

Non di cosa è avvenuto prima o di cosa avverrà poi, già noto, ma di cosa avviene durante parla il libro, con la voce stessa di Maria. Il maestrale di marzo la feconda, come tante creature nel mito e nella leggenda (come la dea della Notte depone l'uovo da cui nascerà Eros, fecondata dal vento) nel silenzio, nell’immobilità, senza nemmeno stropicciare l’orlo della veste si compie il prodigio della maternità. È il motore immobile.

Maria tace. Non ha paura, non si scompone, anche quando narra l’evento a Giuseppe resta in piedi ben ferma, diritta, perfettamente calma.

Il silenzio della donna, il miracolo tutto interno e intimo si contrappone alla necessità di parole, conoscenza, spiegazioni, leggi, teorie, soluzioni, tipico degli uomini.

Nella donna la vita, sboccia, fiorisce, la donna è sfiorata e fecondata, nel chiuso della sua casa, nel chiuso del suo corpo, nel caldo, nel silenzio si compie il miracolo, fuori è il freddo, il deserto, il clamore, l’assemblea, Giuseppe che cerca di aggirare la legge che vuole lapidare l'adultera, che si oppone al vilaggio volendola sposare ugualmente come vergine, i pettegolezzi delle donne, il censimento, il viaggio. Dentro è quiete e gioia, la donna è vaso d’argilla, è pienezza, comunione con Dio.

Maria è innamorata di Giuseppe, ha voglia di abbracciarlo per la tenerezza che le dimostra, è una giovane sposa che mette a posto con una carezza i capelli del marito.

Maria è piena della grazia divina, della “dote dei profeti” come le spiega il suo sposo, della capacità di affrontare il mondo con leggerezza e senza sforzo e che sparge sui chi le sta accanto.

La gravidanza tuttavia è un evento, con uno svolgimento e una fine, è crescita non solo del bambino ma anche della madre che passa dall’iniziale stato di pura gioia e leggerezza simile alla fanciullezza ad una maturità fatta di crescenti paura e realismo man mano che ci si avvicina alla fine, cioè alla nascita, la conclusione dello stato di comunione con il figlio-Dio, il distacco, la maturazione della consapevolezza che quel figlio è destinato ad altro e non è per lei.

Qui il patto con Dio, la preghiera di lasciarlo solo per lei almeno finché non sarà uomo, almeno fino all’alba del nuovo giorno.

postato da: skizofrenic alle ore 09:25 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: recensioni
domenica, 28 dicembre 2008

Maestrale di marzo

 

Non è strano in natura inseminarsi al vento, come i fiori.

Fiore è il nome del sesso delle vergini,

chi lo coglie, sfiora

Miriàm/Maria fu incinta di un angelo in avvento

a porte spalancate, a mezzogiorno.

Il vento si avvitò al suo fianco

sciogliendo la cintura lasciò seme nel grembo.

Fu salita senza scostare l’orlo del vestito.

Al primo raccolto del grano contava tre mesi

dal maestrale di marzo che le baciò il respiro

facendola matrice di un figlio di dicembre,

che è luna di kislev per lei Miriàm/Maria

ebrea di Galilea.  

 

(da Erri De Luca, In nome della madre)

postato da: skizofrenic alle ore 23:55 | link | commenti | commenti
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domenica, 14 dicembre 2008

ragiono per isfogar la mente



Week End

Sabato mattina.

Lavoro.
Senza fretta.
E lavorare mezz'ora in più non mi importa.

Pranzo da Mac Donald preoccupandomi del fatto che il pasto non mi sembra neanche male.


Sabato pomeriggio.

Relax casalingo.
Sms.
Nessuno in chat.
 E allora:
pigiama,
letto,
film,
poltrire,
giocare a spider per spegnere il cervello.


Sabato sera.

"L'aspettar del male è mal peggiore" disse un saggio.
E allora cucino.
Ma il cervello è ancora acceso.
E cucino per due,
raccontandomi che ciò che avanza è il pranzo di domani.
E poi aspetto,
raccontandomi che non ho ancora fame.
Guardo qualche puntata di Scrubs.
E decido di andare al cinema a vedere un film interessante che voglio recensire tratto da un libro che volgio leggere, come gli ultimi due che ho comprato e sono ancora nella busta rossa con cui li ho ortati a casa dalla feltrinelli.
Ceno in poltrona guardando Fazio.
"Chi vive sperando disperato muore"
"Una pentola guardata non bolle mai"
e guardare un telefono mi ricorda con orrore mia zia che faceva l'uncinetto davanti al telefono quando il suo fidanzato era militare o con ancor più raccapriccio una canzone a caso della Pausini anni '90.
E allora vaffa.
Film,
libro,
pop-corn?
Ma non ho voglia di farli.
E allora flm su una metà del video e Spider dall'altra,
per spegnere il cervello.




postato da: skizofrenic alle ore 12:04 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: ragiono per isfogar la mente

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Utente: skizofrenic
"come un cane nella pioggia felice per le strade di quasi Natale, freddo quel tanto che basta, nessuno da salutare" Istruzioni per l’uso del blog: in questo blog parlo di me. Me è costituito da varie personalità che nascono e si presentano o mi dano la possibilità di leggere nella loro mente o di descrivere dall’esterno il mondo in cui vivono (nascita della personalità di oggi, personalità di oggi, esplorazione di personalità, appropriazione di personalità). Esiste comunque qualcosa di certo, l’unità nella varietà, qualcosa che accomuna tutti (chi sono veramente). Esiste sempre una logica ,a tutto c’è una spiegazione e un’interpretazione e spesso fornisco chiavi di lettura (chiavi, pillole di saggezza).

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