IMPROVVISAMENTE...
E poi cambia tutto, scatta un incastro e tutto si ordina, e non sai nemmeno come o quando, ti ritrovi con il lavoro fatto.
Le fessure del tuo dolore si riempiono e tutti i pezzetti tornano insieme.
E ne sei sopraffatto.
Le definizioni cedono, i discorsi non reggono, le parole si dileguano, ma è tutto lì, solo che non ha una forma e non riesce ad uscire.
E fa male.
Come tutto ciò che fatica ad uscire, siano gioia o lacrime, quando fatica fa male, infatti gioia e dolore si mescolano e si torcono e si dibattono.
Ma tutto resta. Resta questo tutto.
Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita
quasi folata in una stanza chiusa –
a festeggiarti, bene tanto atteso,
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.
Il pigolìo così che assorda il bosco
al nascere dell’alba, ammutolisce
quando sull’orizzonte balza il sole.
Ma te la mia inqietitudine cercava
quando ragazzo
nella notte d’estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
che non sapevo, m’affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che, come l’acqua all’orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,
l’ore deserte, quando s’avanzavan
puerilmente le mie labbra d’uomo
da sé, per desiderio di baciare…
(Camillo Sbarbaro)
