La frase "ti amo" non dovrebbe MAI essere seguita da un "però"...Solo da un punto, fermo, certo, ben ancorato alla certezza.
Ma non viviamo in un mondo perfetto...
e tutti possiamo avere dei dubbi
E pure se ora tutti mi dicono
di lasciar perdere
io no.
Io CI CREDO che mi ami, CI CREDO che stai male, CI CREDO che sono paura e senso di colpa che ti hanno fatto dire cose che sembrano frasi fatte, scuse per indorasre pillole amare...
solo NON POSSO E NON VOGLIO CREDERE, che tu non voglia afforntare e risolvere i problemi.
Tutti mi dicono di lasciar perdere, che non vale la pensa, che mi racconti ca##ate ed è facile quando i sentimenti sono quelli degli altri...
ma io CI CREDO A QUELLO CHE HAI DETTO.
IO LO SO IO TI CONOSCO ... almeno quanto basta... io SO quello che sei o meglio... NE HO IL SENTORE.
Il tuo vero essere è ben nascosto.
Io SO che SEI UNA PERSONA CHE HA SOFFERTO, e che dato che di fronte alla sofferenza reagiamo DIFENDENDOCI COME POSSIAMO, QUELLO che SEMBRI, quello dùceh di te APPARE ALL'ESTERNO, non già quello che sei veramente SIA IL RISULTATO DI UN PROCESSO DI AUTODIFESA NON IL TUO VERO ESSERE.
Io quando ho dovuto affrontare le isterie di mia madre, la sua depressione post parto mai curata, l'aggravarsi di questa dopo la diagnosi di tumore, io, che allora andavo all'asilo, e da allora in poi, ho reagito crescendo in fretta, diventando una persona matura, un po' triste, intelligente, seria e INCAPACE DI ODIARE.
Credo che tu invecehai reagito COSTRUENDO INTORNO A TE UN MURO che ti fa SEMBRARE UNA PERSONA INSENSIBILE.
Ma è il MURO il problema NON TU.
E IL MURO SI ABBATTE...
...e anche se non per me... per te.
...sbaglierò...
sarò completamente imbecille...
sarà sta maledetta bontà....
sta sindrome della crocerossina o dell'analista....
sarà amore...
sarà che il mio poeta preferito è Tasso e sta storia è molto molto tassiana...
non lo so...
so solo che
NON VOGLIO CHE FINISCA.
MA SENTI TE CHE INTRODUZIONE PER DIRE STA STR####A!
Quando i Romani invocavano una divinità, ad esempio Giove, la invocavano elencando tutti i suoi possibili appellativi: 'Giove tonante, Giove Ottimo Massimo, Giove Padre di tutti gli dei...' e, alla fine, per evitare di offendere il dio avendo dimenticato uno dei suoi attributi, concludevano sempre con 'o comunque ti piaccia essere chiamato'.
Erano un pochetto superstiziosi. Gli dei d'altra parte erano davvero molto molto suscettibili (.... voglio dire con tutti i problemi che c'erano allora nel mondo, fulminare uno o mnadargli una pestilenza perchè si dimentica un aggettivo mi sembra un po' esagerato.... ma va beh...) e i Romani ne temevano l'ira; di quello noti e anche di quelli ignoti, già perchè sta a vedere che in qualche parte del mondo ci fosse stato un popolo, che loro non avevano ancora conosciuto (o conquistato) e che quel popolo avesse un dio, e che siccome i romani non lo pregavano, si incazzasse e li fulminasse tutti?!
Allora, per porre rimedio, sti fenomeni di romani, avevano anche un tempio dedicato "al dio che non conosciamo".
Ecco, tutta questo preambolo per introdurre una bestemmia, o moccolo, come si dice qui. Quello da me staccato giovedì scorso, contro ogni divinità nota e ignota alla notizia che il mio week end romantico era andato a monte.
Da lì in poi hanno iniziato ad arrivare pessime notizie dall'interno.
Sarà l'ira divina???....Beh me la sono cercata in effetti...
Ñ
Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t'attende dalla sera
in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
[
come fa l'io narrante ad affermare con così tanta certezza che la sua intelocutrice non ricorda?
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
Þ
e il suono del tuo riso non è più lieto:
come può "il riso" non essere lieto?
la bussola va impazzita all'avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
la mancanza di lei e del suo riso rendono impossibile la normale misurazione dello spazio e del tempo
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s'addipana.
fin dall'antichità il filo è stato cosiderato etafora della vita (le parche), della comunicazione, della guida (il filo di Arianna), della storia...
Lei non ricorda; la sua memoria però esiste non è compromessa, ma abita in una diversa dimensione temporale
&
Ne tengo ancora un capo;
Lui la ricorda, conserva ancora il suo capo del filo della memoria, della storia, della comunicazione
ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
il ricordo sbiadisce, il tempo no ha pietà
Ne tengo un capo;
ma tu resti sola
per sempre
nè qui respiri nell'oscurità.
Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui?
tra i due mondi
(ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...).
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io
non so chi va e chi resta.
R
UN Dì SI VENNE A ME MALINCONIA...
Reduce da un'altra laurea e dall'ennesima lode che sottolinea ancora una volta il mio solitario 110.
Complimenti, promesse, proposte, che sì lasciano il tempo che trovano e sono solo il dire al di qua del mare, ma che io comunque non ho mai ricevuto.
Ogni nuovo laureato che ti invita al rinfresco e alla festa di laurea alla quale non potrai andare è già un ex amico o ex conoscente o ex compagno di attese nei corridoi di caffè pomeridiani con aggiornamenti sulle ultime novità accademiche.
ì
Il Sensodellafinediunciclovitale si affaccia da un angolo e ti guarda come a chiedere "Beh? e te che fai ancora lì?",
la Solitudine minaccia con un gesto della mano,
J
il Destino ti lancia un'occhiata interrogativa e ti dice: "Oh, non guardarmmi così! Non è colpa mia! Io già l'anno scorso te lo avevo detto... ma te niente! E poi dai ora ti ho mandato un bel regalo no? Di che ti lamenti?? Cacchio vuoi????!!!"
Ok, vediamo di applicare la tecnica che mi ha salvato le chiappe più volte.
Evitiamo di farci TRAVOLGERE da eventi e malessere;
Ý
RISALIAMO ALLE ORIGINI, ANALIZZIAMO E SMONTIAMO gli eventi che hanno causato il malessere fino a disoslverli.
Bene. lo stato attuale è di, ancora pienamente controllanbile, malloppone sullo stomaco. Non ancora arrivato in gola.
PREOCCUPAZIONE, TENSIONE NON SFOGATA CHE AVREBBE INVECE TANTO VOLUTO SCIOGLIERSI IN UNO SFOGO LIBERATORIO E CHE INVECE È RIMASTA LÌ A FERMENTARE.
AVREBBE TANTO VOLUTO USCIRE E SPANDERSI ALL'ESTERNO FINO A DISSOLVERSI MA NON GLIEL'HANNO PERMESSO.
Ora è lì.
Un ammasso indistinto di delusione, rabbia, dell'ennesima mazzata, dei soliti "perchè tutti tranne me?" e dei "ma tanto è colpa mia sono sono deficente",
un'angoscia nel senso etimologico di paura e dolore indefiniti e senza oggetto.
Ma mi dicono che SONO FORTE e a volte mi ammirano.
A volte si intimoriscono pure.
E allora, visto che si intimoriscono pure e nmi ammirano SARÒ FORTE.
†
E 'sarò' nella doppia valenza di
'SE PROPRIO DEVO'
e di 'ORA BATTO UN PUGNO SUL TAVOLO E TI FACCIO VEDERE IO".